MG – Museo con catastrofe – inaugurazione 26 maggio 2010 ore 12

MUSEO CON CATASTROFE

Testi di Lucrezia Cippitelli e di Enrico Sconci

 La mostra prosegue fino al 7 luglio -

Per ricordare i trent’anni del MUSPAC dell’Aquila , distrutto  dal terremoto e reso invisibile dall’assenza di un programma di ricostruzione urbana, la MG ospita una mostra di alcune opere di artisti presenti nella collezione permanente, fra cui Fabio Mauri, Mauro Folci e Joseph Beuys

Museo con catasrofe

di Enrico Sconci

Il MU.SP.A.C. (Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea) è stato fondato dall’Associazione Culturale “Quarto di Santa Giusta”, che con continuità, dal 1984, svolge una intensa attività di ricerca, concependo l’arte come una pratica di esperienza globale. Nel corso degli anni sono stati coinvolti artisti e studiosi di varie discipline con cui è stato possibile attraversare vari territori culturali, nella consapevolezza che sia proprio l’arte a consentire lo sviluppo della struttura dinamica dell’intera conoscenza. Con la loro diretta collaborazione e partecipazione sono stati organizzati eventi d’arte, cicli di conferenze e laboratori artistici, rivolti soprattutto al mondo accademico e universitario.

A causa del disastroso terremoto del 6 aprile, che ha colpito l’intera città dell’Aquila con i suoi importanti monumenti, purtroppo anche la sede del MU.SP.A.C, situata nel centro storico, nel Palazzo Baroncelli Cappa (XVI sec), ha subito ingenti danni, sia alla struttura che alle opere di artisti di rilievo internazionale della collezione permanente. Questa grande ferita collettiva ha risvegliato le nostre coscienze, ci ha dato la forza per riprendere subito la nostra attività, il nostro viaggio. Stiamo ora cercando di ricostruire una nuova sede, una nuova stabilitas loci, per poter continuare ad offrire il nostro modesto contributo alla rinascita della città.

La condizione di questo Terrae Motus, di questa catastrofe generalizzata del vivere – come un brutto sogno che avremmo preferito non si fosse trasformato in realtà, tra il buio e la luce delle 3,32 – paradossalmente è servito a tenerci svegli per continuare, attraverso lo stesso linguaggio terremotato dell’arte, che disarticola e distrugge convenzioni ed attese consolatorie, a proporre nuove idee, nuovi progetti, nuove messe in scena.

Ci auguriamo che le nostre azioni possano servire come stimolo alle nostre anime ferite per poter riattraversare nuovamente la soglia del nostro museo e riguadagnare un luogo perduto.

L’incontro tra l’Arte e l’architettura del Museo, strettamente collegato alla cultura della città, servirà ancora una volta a stabilire l’incontro tra il dentro e il fuori, per ricucire relazioni fondamentali con la collettività e riconnettere quel tessuto sociale lacerato che dobbiamo ricostruire per poter far rivivere, con le scosse dell’arte, il tutto e non una parte. Con questo spirito continueremo ad usare la simbolica chiave del nostro logo, per riaprire la duchampiana porta del museo, chiusa e aperta nello stesso tempo.

L’apertura si rivolge soprattutto agli studenti della nostra Accademia. Insieme alle opere di Beuys, Mauri e Folci, scelte con grande competenza da Lucrezia Cippitelli, potremo portare, all’interno della MG, anche altre opere recuperate dopo il terremoto, come quelle di Paolini, Kounellis, Pistoletto, Chiari e molti altri artisti, per farle conoscere e per dialogare con gli studenti della necessità dell’arte. Questo modus operandi credo possa dare a tutti una grande energia per aiutarci a riflettere sul come, dopo la catastrofe e il naufragio, si possa trovare un approdo, una nuova possibilità per riabitare nella sua essenza, riprendendo un cammino difficile, tortuoso, ma necessario all’arte come alla vita.

Opere del Muspac in MG

di Lucrezia Cippitelli

Ho fatto ricerca nell’archivio del Muspac cercando di immaginare in maniera creativa quali artisti potrebbero essere esemplari per ricordare i trent’anni del museo, martorizzato prima dal terremoto e poi e dalla totale assenza di un programma di ricostruzione urbana, culturale e sociale da parte delle amministrazioni di quest’Italia degli inizi del XXI secolo.

Dopo lungo errare attraverso nomi e storie, la scelta è caduta su Fabio Mauri, Mauro Folci e Joseph Beuys. Romana fuggita all’estero da un paese al tracollo, giunta a L’Aquila in un momento estremo, mi sono ritrovata ad essere travolta emotivamente da questo contesto ancora da scoprire, in improvvisa empatia ed alla ricerca di una possibile via di ricostruzione che passi per l’azione creativa e la partecipazione.Guardare a questi tre artisti è stato insomma quasi un automatismo.

Credo nell’hic et nunc di quell’arte che usa ogni mezzo necessario per coinvolgere e scuotere la società civile in uno spazio non per forza finalizzato ad essa. L’arte che lavora per la comunità e nella comunità è effimera, politica, concettuale, partecipata, pensata per essere vissuta, per illuminare brevemente una realtà specifica, per costruire pensiero consapevole ed azione.

 I lavori di Beuys, Mauri e Folci, pur lontani per geografia, cronologia o estetica, hanno in comune questa capacità di osservare il presente, pensarlo, raccontarlo, agirlo, costruire reazioni e relazioni, progettare conseguenze per una determinata realtà, rimanere viva nel mondo e non giacere come pura testimonianza estetica di un processo creativo fine a se stesso.

In un periodo così difficile per la città (in immobile anelito verso la ricostruzione e nello stesso tempo vittima di violenza mediatica e propaganda elettorale) ed in generale in un’era di crisi per il Paese e per il sistema di vita occidentale, in balia di incertezza, mancanza di prospettive e dominio dell’interesse di pochi poteri a discapito del benessere della comunità, è interessante suggerire a chi studia l’arte e inizia a praticarla azioni che possano uscire dalle aule dell’accademia, affondare le radici nel mondo e disseminarsi come idee, azioni, pensiero critico.

I tre artisti hanno poi una forte relazione con L’Aquila e l’Abruzzo. Mauri ha insegnato all’Accademia ed il suo contributo per la vita intellettuale della città è ancora vivo nel lavoro di artisti e professori che tuttora vivono ed operano qui. Folci è nato a l’Aquila, qui è nato il suo percorso, ed iniziando con la scultura e la riflessione poetica sullo spazio vissuto, nel suo lavoro ha sempre indagato la possibilità di pensare politicamente il presente attraverso eventi che possono forse definirsi happening (o meglio, accadimenti). Beuys infine si è stabilito negli anni Ottanta a Bolognano in provincia di Pescara (dal 1984 al 1986, anno della morte), dove ha avviato una discussione ricordata come Difesa della natura, nella quale all’arte veniva attribuito il ruolo di azione primaria verso il cambiamento sociale.


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