Ercole Coruzzi – Domenico Troiani

DIALOGO TRA DUE GIOVANI ARTISTI

INAUGURAZIONE 22 febbraio 2006 ore 16.00
 TESTO IN CATALOGO DI ENRICO SCONCI
 
SPAZIO ESTERNO – Domenico Troiani
“Equivocità di uno spazio di confine “- 2006
Installazione architettonica
 
SPAZIO INTERNO – ESTERNO Ercole Coruzzi
“Proiezioni 2006″ ,
INAUGURAZIONE 22 febbraio 2006 ore 16.00
TESTO IN CATALOGO DI ENRICO SCONCI
SPAZIO ESTERNO – Domenico Troiani
“Equivocità di uno spazio di confine “- 2006
Installazione architettonica
SPAZIO INTERNO – ESTERNO Ercole Coruzzi
“Proiezioni 2006″

 

Nella MICROGalleria dell’Accademia, spazio che rappresenta un’unità di senso, Cristina Reggio e Anna Maiorano proseguono il loro importante lavoro proponendoci due giovani artisti di talento come Ercole Coruzzi e Domenico Troiani. 
Lo spazio antistante la MICROGalleria è stato sbarrato da strisce di carta bianche (sono stati usati i rotoli per i registratori di cassa) che creano una sorta di limite o confine. Come dire che per dare voce all’arte bisogna stabilire una distanza, una pausa di riflessione o un silenzio.
Queste sottili strisce, inserite nel contesto dell’arte, con modalità minimaliste, fanno pensare all’ opera di Daniel Buren: sono equidistanti, poste con intervalli regolari in modo da lasciare intravedere oltre. Al centro di questo muro di carta Domenico Troiani pone in rilievo un ingresso che sembra alludere ai passaggi degli aeroporti dove si controllano i biglietti e i bagagli dei viaggiatori. Come in una sorta di viaggio iniziatico, siamo invitati ad entrare dentro il processo creativo. Ognuno può superare questo primo ingresso per trovarsi in una specie di vestibolo o nartex : uno spazio di attesa per chi desideri entrare nello spazio sacro dell’arte.
C’è quindi un confine che si può attraversare, una soglia che separa e unisce allo stesso tempo. Superata la soglia del primo confine si svela, assumendo un nuovo significato, il muro di cemento della MICROGalleria che era stato coperto e che si presenta con due porte di ingresso.
A questo punto “i sentieri si biforcano” (Borges) e i “destini si incrociano” (Calvino): poiché le due porte sono perfettamente identiche ed equidistanti, bisogna affidarsi al caso e sceglierne una per superare questo secondo confine. Nel momento in cui pensiamo di scoprire un nuovo spazio, un nuovo luogo, prevedendo l’allestimento tradizionale di una mostra, ci appare invece, al centro della MICROGalleria, un non-luogo, rappresentato dallo stesso muro di carta esterno, con l’identica porta che avevamo appena superato. C’è quindi anche la possibilità di una perdita e di uno smarrimento. Nuovamente la scena si ripete e il movimento diventa circolare, dovremo poi riattraversare la stessa fragile demarcazione di confine per trovare la via d’ uscita. 
Non prima però di esserci inabissati con lo sguardo nell’opera di Ercole Coruzzi, che per rafforzare l’idea di questo microlabirinto contemporaneo, proietta un flusso di immagini sul muro fragile e fluttuante creato da Domenico Troiani. Queste immagini penetrano le strisce di carta, seguono l’andamento del “digitale” che ha una evoluzione libera, rizomatica: sono fatte di linee spezzate non più rappresentate staticamente perché dilatano lo spazio in modo eccentrico.
Forme e suoni, manipolati o rallentati, partono dalle ricerche post-minimaliste, pongono in evidenza contraddizioni, interferenze, pulsioni continue, producendo esiti imprevedibili. In questa proiezione Ercole Coruzzi usa il computer per calcolare e fissare solo due parametri, quello iniziale (la vita) e quello finale (la morte): all’interno pixel e meta pixel che si irradiano seguendo diverse traiettorie e il fluire continuo di sonorità che comprendono anche il caso, l’immaterialità, l’indeterminazione, la discontinuità. Sono questi tutti elementi fondamentali delle avanguardie artistiche del Novecento e soprattutto di M. Duchamp e J. Cage, che avevano superato la superbia cartesiana del mondo occidentale. Anche Il concetto di espansione, di allargamento dell’arte al di là della fenomenologia dell’oggetto e del soggetto, aveva spinto l’arte oltre il principio di identità, dominante nel razionalismo positivistico dell’Ottocento. Per non parlare della psicanalisi che aveva messo in crisi la possibilità di controllo da parte dell’uomo di tutta la realtà. Non a caso frantumazione e discontinuità, instabilità e incertezza ora vengono rilette anche con i mezzi elettronici.
Con l’era del digitale le strette relazioni personali, che caratterizzavano l’ identità di un gruppo sociale, sono cambiate, sono diventate eteree. Il mezzo elettronico, questo nuovo “occhio della mente” che continua ad espandersi, ha allargato con una nuova sintassi l’ orizzonte del visibile, sondando profondità prima impensabili. Domenico Troiani e Ercole Coruzzi con le loro ricerche hanno praticato lo sconfinamento e l’espansione, accompagnandoci fuori dalle direzioni previste, al di fuori di una logica dell’approdo. Hanno voluto sottolineare come si entra e si esce dall’arte e dalla vita, senza certezze anticipate, senza mete prefissate. 
Il camminamento, la ricerca, il viaggio, la scoperta dell’altro da sé non ci conducono verso una sola direzione: ci sono sempre porte da attraversare e infinite traiettorie da seguire. 
Sappiamo che i muri di confine segnano il linguaggio, lo spazio, la mente, la società, le culture: possono assumere vari significati nell’arco della storia, possono morire e risorgere, riapparire inaspettati. 
A tal proposito sembra doveroso pensare al film The Wall dei Pink Floyd, che ha segnato una generazione ed affrontato problematiche che pensavamo di aver superato. 
Tutta l’umanità è oggi in continua migrazione, alla ricerca di un altrove, costretta ad attraversare continuamente soglie e confini di demarcazione. Questa società omologata e globalizzata ha generato non-luoghi che hanno sostituito gli spazi tradizionali carichi di identità, non solo in termini fisici ma anche dal punto di vista sociale ed antropologico. La crisi di valori che stiamo vivendo e lo scontro tra culture diverse debbono farci comprendere che solo l’arte può aprirci al dialogo e rendere gli uomini veramente liberi. Con l’arte possiamo abbattere qualsiasi confine, mentale ancor prima che geografico, e superare l’ inerzia del quotidiano, sempre rinchiuso nei propri confini interni. Per affrontare questo viaggio bisognerebbe però condividere le parole di Proust : “Il viaggio che porta a scoprire qualcosa non consiste nella ricerca di nuovi luoghi, ma nell’assunzione di nuovi sguardi”.
Enrico Sconci


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